Il suo lavoro

Riproponiamo attraverso questo sito i testi che Angela Pascucci scriveva per il manifesto, perché riteniamo che abbiano una diversa longevità rispetto ai classici articoli di giornale; tutti i pezzi che selezioneremo hanno un valore storico e documentaristico, e alcuni sono ad oggi perfettamente attuali, nonostante gli anni trascorsi dalla loro stesura.

Come una delle tante megalopoli cinesi, anche questo sito è un cantiere, un work in progress, sempre in fieri. Un piccolo cantiere di storia contemporanea. Vi pubblicheremo a cadenza quindicinale due o tre interventi di Angela, scelti in base al tema o al periodo in cui furono composti.

Chi è interessato a questo progetto, può iscriversi alla nostra newsletter e riceverà automaticamente gli aggiornamenti.

Inoltre, tradurremo in inglese i testi che ci paiono più interessanti dal punto di vista storico, giornalistico e sinologico, in modo da renderli accessibili anche ai lettori non italiani.

Negli ultimi anni della sua vita Angela si era attivata per realizzare un blog, o un sito, che archiviasse tutto il suo lavoro, passato e futuro. La malattia non le ha permesso di andare oltre le prime fasi preliminari; ci proviamo noi, ora, convinti dell’assoluto valore della sua visione.

Il team che lavorerà a questo blog è composto da: Gaia Perini (Coordinatore), Federico Picerni (Ricercatore), Vincenzo Naso (Consulente), Giulia Dakli (web manager).

Un ponte fra la sinologia e il giornalismo: una giornata di studi dedicata ad Angela Pascucci


[di Gaia Perini, 2018] In occasione dei 40 anni di “Gaige Kaifang”, la politica di Riforma e Apertura che ha chiuso il conto con Mao, lanciando la Cina nell’era del “socialismo con caratteristiche cinesi”, il 29 gennaio si è tenuto a Roma un convegno sul tema e gli studiosi convenuti hanno deciso di dedicare la giornata alla memoria di Angela Pasucci.


Prima di entrare nel merito dell’iniziativa, sentiamo l’obbligo di menzionare gli organizzatori che generosamente hanno sostenuto l’idea, ospitandoci e rendendo possibile lo scambio fra noi del blog angelapascucci.eu, alcune delle voci più autorevoli della sinologia italiana e gli studenti romani. Oltre al nostro Vincenzo Naso, qui nelle vesti più ufficiali di direttore del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile), hanno aperto i lavori Federico Masini (direttore del Centro Linguistico di Ateneo della Sapienza, nonché direttore del primo Istituto Confucio fondato in Italia), Alessandra Brezzi (direttrice dell’Istituto di Studi Orientali della Sapienza) e Marina Miranda (coordinatrice del Dottorato di Ricerca in Civiltà dell’Asia e dell’Africa). A seguire, sono poi intervenuti lo studioso della Cina e politologo francese Jean-Philippe Béja (in skype-call), la direttrice del CARC (Contemporary Asia Research Institute) dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Confucio milanese, Alessandra Lavagnino, e una delle massime esperte di letteratura cinese contemporanea che l’Italia vanti, traduttrice e curatrice di numerose opere di narrativa, Maria Rita Masci.


Dall’analisi politica della Riforma sino ai suoi riflessi culturali, artistici, letterari, il convegno ha passato in rassegna quasi ogni aspetto della storia recente del paese, dando uguale peso e spazio alle parole d’ordine del discorso ufficiale (vedasi ad es. l’intervento di Lavagnino) ed alla reazione dei dissidenti (Béja) o degli artisti più critici (Brezzi).


Riuniamo qui, in questa newsletter, le trascrizioni dei singoli interventi, a partire dalla nota introduttiva di Enzo, una breve memoria di sua moglie che tocca sia il lato personale, sia quello professionale e in cui, tra l’altro, si anticipano osservazioni che verranno fatte anche dagli altri partecipanti. Prima fra tutte, che con la sua curiosità e il suo acume, Angela sapeva cogliere al volo i dettagli più significativi, così come era in grado di porre delle domande tanto pertinenti quanto non scontate. Anche Federico Masini ha sottolineato questo aspetto, ricordando come lei solesse frequentare le conferenze dedicate alla Cina contemporanea tenute alla Sapienza, portandovi sempre una boccata di aria fresca, perché chiedeva e pensava cose che al sinologo di professione sfuggono, tanto sono lontane dal recinto di questioni in cui un po’ lo confina il suo lavoro. Angela era una presenza particolare, poiché, come è stato giustamente evidenziato da Mita Masci, innanzitutto era una militante, era una penna del “manifesto”, una comunista eretica: e questa sua singolarità di approccio si è sempre riflessa in tutto ciò che ha detto e scritto. Inoltre, l’habitus mentale della giornalista le offriva uno sguardo altro. Uno sguardo curioso e aperto: difatti voleva e sapeva interloquire anche con chi, come diversi accademici che hanno partecipato alla giornata, non condivideva affatto le sue idee politiche, perché in primo luogo a lei interessava capire, per poi semmai schierarsi e giudicare.


Non è usuale che un convegno di sinologi sia dedicato ad una giornalista.


Tuttora e da sempre, le due professioni si contendono il titolo di “China hand”, o 中国通, di massimo esperto della Cina. I sinologi vantano una formazione spesso pluridecennale, per non dire interminabile, ed una consuetudine allo ‘studio matto e disperatissimo’, che se da una parte li allena a reggere la complessità del mondo cinese, dall’altra può condurre nelle secche di un sapere iperspecialistico e riservato a pochi, mentre i giornalisti invece sono assai più aperti ed eclettici, ma spesso sono anche meno capaci di storicizzare, di lavorare sul filo teso fra il passato e il presente. Angela da questo punto di vista era un’eccezione – anche se non vogliamo dire l’unica, e per fortuna! Comunque, oltre a tenere costantemente monitorate le notizie del giorno, lei leggeva molto, si documentava e non temeva il confronto con gli studiosi. La biblioteca sinologica che ha lasciato a casa sua a Roma è un piccolo tesoro che andrebbe salvato e valorizzato. Altrettanto dicasi per questa sua capacità di saltare lo steccato della sua identità di giornalista e mescolarsi con gli accademici, italiani e cinesi (impossibile qui non menzionare Wang Hui): si tratta di un lascito che dovremmo assolutamente raccogliere; viste le sfide che la Cina ci pone oggi, il sodalizio fra tutti quelli che sono in grado di elaborare un’analisi critica, per quanto parziale, sarebbe quanto mai auspicabile. Anzi, diremmo necessario.


Ancora un grazie alla Sapienza, che haaperto la porta al dialogo.


Gaia Perini


#2018