Il suo lavoro

Riproponiamo attraverso questo sito i testi che Angela Pascucci scriveva per il manifesto, perché riteniamo che abbiano una diversa longevità rispetto ai classici articoli di giornale; tutti i pezzi che selezioneremo hanno un valore storico e documentaristico, e alcuni sono ad oggi perfettamente attuali, nonostante gli anni trascorsi dalla loro stesura.

Come una delle tante megalopoli cinesi, anche questo sito è un cantiere, un work in progress, sempre in fieri. Un piccolo cantiere di storia contemporanea. Vi pubblicheremo a cadenza quindicinale due o tre interventi di Angela, scelti in base al tema o al periodo in cui furono composti.

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Inoltre, tradurremo in inglese i testi che ci paiono più interessanti dal punto di vista storico, giornalistico e sinologico, in modo da renderli accessibili anche ai lettori non italiani.

Negli ultimi anni della sua vita Angela si era attivata per realizzare un blog, o un sito, che archiviasse tutto il suo lavoro, passato e futuro. La malattia non le ha permesso di andare oltre le prime fasi preliminari; ci proviamo noi, ora, convinti dell’assoluto valore della sua visione.

Il team che lavorerà a questo blog è composto da: Gaia Perini (Coordinatore), Federico Picerni (Ricercatore), Vincenzo Naso (Consulente), Giulia Dakli (web manager).

Wuhan. Wu, la signora dell’orto botanico

Aggiornato il: 1 apr 2019


Scala per entrare nell'orto predisposta dalla signora Wu

[di Angela Pascucci, 2013] Al giardino botanico di Wuhan, una delle attrazioni del capoluogo dell’Hubei, un gruppo di nove donne costrette ad aguzzare l’ingegno per sopravvivere, un giorno ha avuto un’idea. Il costo del biglietto d’entrata in quella meraviglia della flora era diventato davvero alto, 30 yuan (oltre 3 euro). Perché non inventare un ingresso secondario per tasche deboli? Detto fatto, una scala addossata al muro di cinta dove questo è meno impervio ha aperto un varco per soli 10 yuan. Un espediente a buon mercato con il brivido del rischio, se si guarda l’attrezzo un po’ sgangherato su cui tocca arrampicarsi. Tuttavia, nonostante l’evidente disagio gli arditi non mancano, tant’è che sono ormai dieci anni che il traffico va avanti, con soddisfazione delle signore che certo non si sono arricchite ma intascano un po’ di quai a sollievo di finanze davvero magre. Stazionano poco lontano dell’ingresso, con aria guardinga, come gli uccelli che planano a terra alla ricerca di mangime, pronte ad agganciare le persone giuste, quelle che davanti al cartello di entrata esitano e si guardano intorno, alla ricerca di un’alternativa (la voce ormai si è sparsa).


I giornali locali hanno gridato allo scandalo e alla vergogna, per questa iniziativa delle intraprendenti signore. Ma la situazione sociale ed economica è quella che è e di fatto i sorveglianti tollerano quel traffico strano anche se ogni tanto lanciano minacciosi avvertimenti da un altoparlante. D’altra parte, come afferma un detto cinese, “Il grande drago non può combattere contro i piccoli serpenti”. E comunque, se un visitatore si schianta cadendo dalla scala, non è certo affare loro.


La signora Wu fa parte del gruppetto ma non ama parlare troppo di questa sua attività, della quale un po’ si vergogna, soprattutto dopo la campagna di stampa dei benpensanti, indignati per la mancanza di rispetto delle regole. Ha poco più di 50 anni ma proprio non li dimostra con i suoi capelli ancora neri, gli occhi vivaci dallo sguardo timido, il corpo robusto e sottile, le mani forti segnate dalla terra, una voce risoluta e tuttavia gentile. Fino a qualche anno fa era una contadina, aveva un proprio pezzo di terra che le dava qualcosa per vivere, con le verdure che vendeva al mercato. Poi la zona è entrata in un piano di sviluppo edilizio dell’area, particolarmente bella, addossata com’è al rigoglioso orto botanico e a poca distanza dal Donghu, il Lago dell’Est.

Da quel momento la signora Wu è sospesa in uno strano limbo. I diritti del terreno sono ancora suoi ma non lo può coltivare. però le pratiche per la cessione definitiva vanno per le lunghe quindi non ci ha ricavato ancora niente. Intanto però hanno distrutto la casa in cui viveva da contadina. Da qui la decisione di fare altro per campare. Lei non ci pensa proprio di tornare a lavorare la terra come prima, e non è la sola. Tutt’intorno, da anni, è in corso un esodo dal duro lavoro contadino. Come tanti, vuole solo cederla a un buon prezzo ma il governo ha dato la giurisdizione su quell’area all’agenzia per il paesaggio e lo sviluppo turistico del Lago dell’Est, che sta trattando con le società immobiliari, e le cose vanno per le lunghe senza che nessuno sappia né il come né il perché. Quel che è trapelato è che c’è una competizione in corso per l’assegnazione delle licenze edilizie e che il piano regolatore prevede la costruzione di villette di lusso non più alte di 4 piani e un grande albergo “ecologico”.

Nel frattempo, lei aspetta in una totale incertezza. Non tutti gli abitanti dell’area però, dice, sono nelle sue stesse condizioni. Ha visto gente con gli agganci giusti che ha già stabilito i risarcimenti e ha anche trovato un buon lavoro. Quelli come lei senza santi in paradiso si devono invece arrabattare, privi come sono di occupazione fissa. Uno dei mestieri più diffusi, racconta, è fare il tassista in nero, senza licenza. Lei lo fa ogni tanto, ma sbarca il lunario anche in altro modo. Oltre a fare entrare di straforo la gente nel giardino, ci lavora anche dentro. Tra un lavoretto e l’altro, mette insieme tra gli 800 e i 1000 yuan al mese. La sua famiglia ha anche un negozietto di bibite e merci varie sulla strada. Ci lavorava il suo didi, il fratello minore, che poi ha deciso di andare a trovare un lavoro meglio remunerato nel centro della città. Così il negozio è stato affittato. Lei non ce la faceva a tenerlo aperto giorno e notte. La Cina, osserva a mo’ di giustificazione mentre lo sguardo si vela di un’ombra di vergogna, non è un paese sviluppato.


Quando le hanno distrutto la casa le hanno assegnato un’abitazione temporanea. Un appartamento dall’aria provvisoria come la sua vita, che sembra ancora in costruzione, spoglio ma pulito. Considera noiosa la propria vita e si meraviglia che qualcuno voglia farsela raccontare. La sua famiglia è arrivata in quella zona da un paesino dell’Hubei prima ancora del 1949. Suo padre ha trovato lavoro come operaio nei cantieri ferroviari. Lei è stata messa a coltivare la terra quando era ancora una ragazzina. Mentre parliamo seduti nella sua cucina, irrompe dall’esterno la voce acuta e risentita di un uomo che sbraita dalla casa davanti. È l’ex marito. Quando stavano ancora insieme, racconta Wu, lei si spaccava la schiena e lui si giocava tutto a carte. Ricorda ancora quei tempi. Si alzava all’alba per lavorare nei campi poi andava a vendere le coltivazioni al mercato. Ogni tanto lavorava nel negozio del fratello minore. Facevano anche un po’ di affaretti in giro, sull’altra sponda del lago. Poi si è inventata insieme alle altre il lavoretto nel giardino botanico. Ma era come riempire un secchio bucato, a causa del vizio del marito. Anche dopo il divorzio irrompeva in casa per prenderle il danaro, e del figlio, totalmente a carico della madre, non gliene è mai fregato niente. Una situazione terribile. Finalmente se n’è andato, dandole due anni di tregua, ma da un mese è tornato e ha ripreso a tormentarla. “Che fai, ti cerchi un uomo?” urla dalla casa dirimpetto, attizzato probabilmente anche dai visitatori stranieri. La donna è andata a cercare aiuto dalla polizia. Le hanno detto che può denunciarlo ma poi dovrà farsi carico lei di tutte le conseguenze e le hanno fatto capire che è meglio non farlo. Così le tocca subire anche quell’energumeno che tutti i giorni la insulta, umiliandola davanti a tutto il vicinato.

Ma la sua grande preoccupazione è il figlio di 21 anni che, chiuso nella sua stanza, smanetta al computer notte e giorno, senza costrutto. Dopo essersene fatta carico per tutta la vita sperava che almeno con lui sarebbe andata meglio. Però nonostante si sia diplomato trascina la propria vita nel suo mondo virtuale, e non ha alcuna voglia di darsi da fare in quello reale. E pensare che pure il figlio di sua sorella è sempre attaccato al computer, ma con questa attività ha aperto un’azienda propria e ci guadagna. Per non parlare dei figli del fratello, che hanno avuto voti molto alti al gao kao, l’esame di ammissione, e ora studiano all’Università della Cina centrale. Quando la famiglia si riunisce e parla del futuro, le speranze sono grandi ma pensano anche che, coi tempi che corrono, non è detto che anche loro, una volta laureati, possano trovare un buon lavoro. Però almeno hanno un’opportunità in più, rispetto a quel fannullone del figlio. Wu si sente sfortunata. In definitiva ce l’ha messa tutta perché le cose non andassero così.


A 30 anni, racconta, sì che era una donna forte. Il suo sogno era fare tanti soldi e avere un macchinone potente con cui scorrazzare. Dentro, dice, si sente un maschiaccio. Adesso si sfoga guidando in modo spericolato il motorino. Sperava di trasmettere qualche ambizione al mostro della stanza a fianco, ma non c’è riuscita. Inoltre, dopo essersi spaccata la schiena tutta la vita, le hanno anche scoperto un tumore. Fortunatamente dal 2001 è stata avviata una forma di copertura medica, con il 30% pagato da lei e il restante 70% dal fondo di assistenza sanitaria. Così ha potuto operarsi. Adesso sta bene, ma non guida più quando fa buio e cerca di non lavorare più così tanto come prima. Lo dice con un sorriso che il suo coraggio straordinario rende luminoso e pieno di vita, nonostante tutto. Passata la cinquantina, l’immaginazione si è spenta, dice, e spera solo di poter ottenere un giorno la pensione, di avere infine un po’ di tregua e di riposarsi. Ma adesso, quello che desidera più di ogni altra cosa è che la sua attesa finisca, che la sua vita abbia finalmente qualche punto fermo.


Tratto da: A. Pascucci, Potere e società in Cina. Storie di resistenza nella grande trasformazione, Edizioni dell'Asino, 2013.


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